Castello di San Giorgio Canavese

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La Storia del Castello di San Giorgio Canavese



 La Storia del Castello di San Giorgio Canavese



      

Biandrate

Di rosso al cavaliere d'argento, con la spada sguainata

motto: NON PER FORZA


Il Castello dei Conti di Biandrate a San Giorgio Canavese ha origine da un complesso di edifici costruito in gran parte in epoca medioevale con scopi difensivi; nel corso dei secoli ebbe a subire importanti trasformazioni al fine di adattarlo alle successive esigenze.

Antiche rappresentazioni pittoriche descrivono il Castello guarnito di gigantesche torri, articolato in una serie di edifici con orientamenti e volumi diversi, arroccato sui bastioni dominanti il borgo; ancor oggi la mole possente del suo profilo si erge fiero ricordo di antichi tempi feudali.

I Vescovi di Vercelli ed Ivrea, il Marchese di Monferrato e fors'anche i Templari esercitarono il loro dominio sul Castello in una incerta successione, finchè nel secolo XIII passò in modo definitivo ai Conti di Biandrate.

Da allora la storia del Castello è indissolubilmente legata alle vicende di questa importante famiglia, di stirpe Carolingia che, attrraverso i Conti di Piombia, annoverano tra i suoi discendenti Arduino d'Ivrea re d'Italia e i Conti del Canavese, a loro volta stipiti dei Conti di Valperga San Martino e Castellamonte.

Dei Conti di Biandrate celeberrimo fu Guido detto Il Grande vissuto nel secolo XII, che sposando Isabella di Monferrato divenne nipote di Papa Callisto II, cognato di Amedeo III di Savoia, zio di Luigi VII di Francia e cugino di Federico Barbarossa.

Nel corso dei secoli San Giorgio ed il suo Castello furono teatro di guerre che videro contrapposti Savoia e Monferrato, Spagna e Francia. Fu assediato più volte e quasi sempre oppose resistenza vittoriosa agli assalti dei potenti eserciti.

Dopo la pace di Cherasco del 1631 San Giorgio, come altre terre canavesane, entrò definitivamente a far parte degli stati sabaudi ed il Castello, persa la sua importanza difensiva, fu progressivamente trasformato nel palazzo che ancora oggi si ammira, ricco di raffinate decorazioni affrescate.

Nel secolo XIX iniziò per questa dimora un periodo di decadenza ed oblio che, se causò alcuni danni, consentì al tempo stesso che l'edificio giungesse fino a noi nella sua veste settecentesca, resa ancor più attraente dal restauro rispettoso dell'antico decoro intrapreso dalla Società  cui ora il Castello appartiene.